7-9 Dicembre, FRASER ISLAND (Queensland)
Una partenza di
buon ora col ferry boat mi fa approdare in uno degli scenari più belli di tutta
l'Australia… Fraser Island. Il più grande barbecue del paese tutta sole e
sabbia, onde che si infrangono e rane che gracidano come sottofondo al chiaro di
luna. Scolpita dal vento e dalle rocce è con i suoi 123 km di lunghezza la più
grande isola di sabbia del mondo. Vista la sua diversità e importanza dal punto
di vista ecologico, è stata dichiarata Patrimonio Dell'Umanità . Possiede
l'unica foresta pluviale al mondo che cresce su dune di sabbia e inoltre
mangrovie, prati e laghetti d'acqua dolce circondati da sabbia bianca.
Dappertutto è sabbia ed è incredibile come la vegetazione riesca a
sopravvivere, con le sostanze del terreno in superficie che non superano i 15cm,
come dice Mark la nostra guida, un omone di poco più
di 40 anni tutto muscoli. Il fuoristrada rialzato da terra di un metro
con enormi ruote motrici ci salva dal deserto di sabbia sotto i nostri piedi e
da un sicuro insabbiamento. La sabbia è ovunque e si va su e giù costantemente
per la gioia del mio stomaco. Il paesaggio dell'isola cambia ogni 100m, dalla
macchia alle paludi circondate da alberi alti fino a 60m, alle vaste distese di
rigogliose foreste pluviali con piante così fitte che quasi non fanno trapelare
la luce del sole.
Tra le innumerevoli piante che Mark nomina, come i fichi
strangolatori e liane, ci sono pappagalli svolazzanti. Nuotiamo controcorrente
in uno splendido e limpidissimo torrente, lasciamo chilometri d'impronte sulla
sabbia piatta e ci tuffiamo nelle Champagne Pools: vasche naturali scavate nella
roccia dalle onde. Prendono questo nome dal fatto che le onde superando le rocce
formano questi laghetti con tantissime bollicine. Qui non si fa il bagno,
l'oceano è infestato dagli squali tigre. Per fortuna c'è sempre la provvidenza
e il bagno lo si fa in uno dei tantissimi laghi presenti sull'isola. Mark mi
conferma che sono quasi cento, sia sopra il livello del mare che sotto. L'acqua
di alcuni di essi è colore del the mentre altri sono blu intenso circondati da
abbaglianti sabbie bianche. Il più bello è il Mackeenzie che ricorda
addirittura un paesaggio caraibico e prevale sulle cartoline più gettonate.
Enormi dune di sabbia si muovono senza farsi vedere distruggendo foreste intere,
per poi lasciarle alle spalle pietrificate e spettrali. Mark si ferma, e tiene a
dirci che qui la vegetazione rivive lo stesso, in quanto vi sono sistemi
indipendenti di dune che rilevano i vari stadi di interazione della sabbia e
della vegetazione più che in qualsiasi altra parte della terra, lui abita qui e
ne va orgoglioso.
Il secondo giorno ci arrampichiamo su una collinetta conosciuta come Indians
Heads, da dove si vedono i temutissimi squali tigre, mante, tartarughe e
delfini. Sono proprio sotto di noi nella baia blu cobalto, nuotano tutti insieme
e le ombre degli squali a volte arrivano a decine tutte vicine tra loro, noi ci
godiamo lo spettacolo sbigottiti e incantati perché tanti così in una volta
sola nessuno li aveva mai visti. Ogni tanto la testa di una tartaruga affiora
dall'acqua sotto la maestosità e
l'eleganza delle immense mante. Tuttavia quello che mi ha colpito di più sono
le magiche e chilometriche spiagge di sabbia bianca, sono davvero infinite non
si vede una persona fino a dove gli occhi permettono di guardare, neanche ai
Caraibi ho mai visto uno spettacolo così. Al tramonto del terzo giorno, mentre
la teiera sibila sul fuoco mi immergo nelle acque tinte d'arancione del lago
Boomanjin, dove crescono gli alberi del the. Il profumo del pane tostato
richiama numerosi dingo dell'isola che si aggirano famelici nei paraggi con
orecchie diritte che spuntano appena sul muso sottile da lupo. Siamo quasi alla
fine e per ora è andato tutto bene, così non mi sorprendo quando sulla via del
ritorno ci impantaniamo lungo una ripida salita sabbiosa. Guardo Mark
sorridendo, il gruppo è abbastanza preoccupato, abbiamo un'unica possibilità:
innestare la retromarcia per scendere la collina, dirigerci verso la spiaggia
prima che la marea si alzi. Per fortuna arriviamo in tempo al ferry boat che ci
porterà indietro. Qualcuno si è preso una bella scottatura, e pensare che
siamo ancora sotto la linea del Tropico. Così salutiamo Fraser Island che ci ha
ospitato tre indimenticabili giorni con il suo mosaico unico al mondo fatto di
laghi, dune, foreste e spiagge.