6 Novembre, MELBOURNE (Victoria)

Se avete l'occasione di trovarvi a Melbourne il primo martedì di novembre non potete perdervi la più importante corsa ippica australiana, la prestigiosa Melbourne Cup che segna la fine dello Spring Recing Festival (Carnevale).
Ogni attività in Australia si ferma per cinque minuti, giusto il tempo della corsa. Ricchissima di premi, richiama cavalli e fantini da tutto il mondo. Essere a Melbourne i giorni della gara e perderla equivale ad essere a Parigi e non andare al Louvre o essere a Pamplona e non vedere i tori, pertanto io e Mauro decidiamo di posticipare il viaggio per Adelaide.
Melbourne è una città fantastica, ma il suo vero problema è l'assoluta imprevedibilità del clima: nella città vige il detto che Melbourne vede quattro stagioni in una giornata. Lo posso assolutamente confermare, dopo aver preso del gran freddo e altrettanto caldo. Oggi è giorno di Melbourne Cup e purtroppo il tempo non aiuta, piove a dirotto e tira un vento molto forte, ma il bello di questa competizione non è la corsa ma l'atmosfera che c'è intorno a questa gara particolare e diversa da qualsiasi altra corsa ippica . In questa giornata uomini e donne si vestono elegantissimi: soprattutto le donne che indossano particolari cappelli, stravaganti e bizzarri, che s'accoppiano perfettamente con l'abito indossato, trascorrendo tutta la giornata all'ippodromo. Sin dalla mattina presto mangiano panini, hot dog integrati dalle miglior salse e bevono birra e champagne a go go. A metà mattina sono quasi tutti già belli che ubriachi, ma qualcuno si riprende quando entra la parata dei cavalli bardati con elegantissimi mantelli e gli uomini dietro vestiti col kilt che suonano bellissime musiche con la cornamusa. La tribuna d'onore è blindata, quella vip non ne parliamo neanche: naturalmente sono i posti più belli. Mauro vorrebbe andarci e io gli dico che se mi ascolta bene possiamo farcela, m'insulta e mi deride dicendomi che io non sono nessuno per fare questo. La sfida era lanciata, lui rimane giù ed io parto, in pochi secondi la tribuna d'onore e la vip erano conquistate: con la manina alzata saluto Mauro. Come da accordi antecedenti fa il suo dovere e mi offre da bere. Poi prova subito lui, e non entra. Vado su di nuovo io e passo. Mentre sto scendendo lui mi dice d'aspettare, che tra poco mi avrebbe raggiunto, io mi metto con le braccia conserte e aspetto. Riprova per ben tre volte e ci godiamo entrambi, spanciandoci dalle risate, i vari rifiuti da quelle due donne giganti (300 chili in due). Mi dice allora che vuole andare a vedere i cavalli da corsa nei box di preparazione nel retro tondino. Dato che lui èun ex stalliere mi fa notare però che qui non c'è proprio la possibilità di farcela: sono blindatissimi. In effetti la gente assiepata che viene mandata via è tantissima: nei boxes vicino ai cavalli si possono notare soltanto i proprietari, i veterinari e gli ispettori di gara. La gente spinge, urla e cerca di stringere mani, qualcuno ci riesce. Vedo dei signori distinti avvicinarsi all'ingresso con passo felpato e via con Mauro dietro gli siamo appresso, cerchiamo di tenere lo stesso passo in modo da sembrare con loro anche se non siamo vestiti bene come loro. Pochi secondi dopo mi giro e Mauro non c'è: io però ce l'ho fatta. Comincio a ridere come un pazzo ma devo fare il serio, altrimenti corro il rischio di venire sgamato. Mi ritrovo praticamente insieme ai cavalli e tutte le persone al seguito, farfuglio qualcosa sulla gara con loro molto velocemente prima che possano scoprire l'inganno, perché di corse e di cavalli non ne so proprio niente. Allora saluto e mi giro cominciando a stringere mani come se fossi chi sa chi. E mentre la gente si congratula con me io cerco, ridendo a crepapelle, Mauro che mi dà la mano stringendola molto forte ma unendosi a me nella risata.
Ora basta: mancano dieci minuti alla corsa. Vado per recarmi come al solito in tribuna d'onore ma per due volte mi rimbalzano, non ci posso credere. Ho fatto il cretino tutto il giorno ed ora nel momento più importante non mi fanno entrare. Provo da un'altra parte ma niente da fare, Mauro nel frattempo è comodo sul divano al primo piano con cinque ragazze conosciute in mattinata.
L'ippodromo si è riempito al massimo della capienza e non ci si riesce a muovere. Decido di provare l'ultima carta, estraggo la macchina fotografica dallo zaino mi butto come al solito in mezzo ai due marcantoni che sbarrano l'ingresso ma mi bloccano. In pochissimo tempo gli tiro su una storia pazzesca dicendo che sono venuto apposta dall'Italia per la Melbourne Cup, che è il sogno della mia vita, che gli australiani sono grandi persone (che è vero), e altre balle... Non ci posso credere, mi fanno passare in tribuna d'onore nonché in vip, perché gli avevo detto anche che ero venuto a documentare l'evento per un noto quotidiano italiano, e una bella  foto era importante.
Sono nel posto dove vorrebbe essere qualsiasi australiano in questo momento: in attimo si alzano tutti in piedi con la mano sul cuore e cominciano a cantare l'inno nazionale. Io naturalmente faccio finta di cantare e osservo esterrefatto quello che sto vedendo, anche Mauro percepisce la stessa sensazione e mi racconterà più tardi che una vecchietta, vedendoli seduti, li ha invitati tutti ad alzarsi e cantare. Dopo un applauso scrosciante parte la gara, la gente si agita, grida fa un gran casino fino a quando il primo cavallo taglia il traguardo: viene accolto da una grande ovazione e portato in trionfo. Inzuppati e infreddoliti ci rechiamo al treno, pieno di persone con ancora in testa i loro stravaganti cappelli che ci avevano dato il buongiorno la mattina .