27 Novembre – 5 Dicembre, SYDNEY (New South Wales)

Dopo un volo di quattro ore e mezza giungiamo nella tanto sognata Sydney, vero simbolo australiano: quando si parla di Australia si parte sempre da Sydney. Io ero innamorato solo per sentito dire e dalle poche immagini che negli anni sono riuscito a catturare dalla televisione, figuriamoci adesso. Il porto scintillante con il ponte ad arco, le vele perlate del teatro dell'opera, i bagnini abbronzati di Bondi beach… si trovano qui quasi tutte le icone associate all'Australia. La bellezza della baia e delle sue spiagge contrastano con le più piccole vie trafficate. Secondo i residenti di Melbourne, sua rivale da sempre, Sydney è pacchiana: tutta apparenza e niente sostanza. Ma a quanto pare i suoi abitanti non se ne curano e i turisti ancora meno. La città continua ad attirare gli australiani più ricchi e più brillanti e gli artisti più dotati. Tutti vogliono vivere "Nella capitale del Pacifico" o "Nel posto più bello del mondo" come i suoi abitanti amano definirla. Io e Mauro quando arriviamo nella baia rimaniamo senza parole: l'Harbour Bridge, il maestoso ponte a campata unica più lungo e largo del mondo domina la baia quasi a cullare l'Opera House e il porto. Sopra ci passano treni, auto, pedoni e si può andare sino in cima per ammirare il fantastico panorama della città. Uno dei piloni ospita addirittura un museo con piattaforma panoramica. Il secondo simbolo è l’Opera House, certamente uno degli edifici più spettacolari del mondo o come qualcuno dice "La più grande scultura d'ambiente a Sud dell'Equatore". Fu progettato da un architetto danese dopo una gara internazionale benché nessuno a quel tempo (1959) avesse idea di come costruirlo. I costi lievitarono e lui si dimise, perché gli australiani non gli concedettero più soldi. Per raccogliere fondi si ricorse ad una lotteria, e alla fine quattordici anni dopo l'opera costò cento milioni di dollari, però nessuno si è più lamentato del prezzo. L'Opera House è diventato un simbolo dell'Australia e oggi Sydney non è più concepibile senza questa struttura. Io e Mauro la tocchiamo e abbracciamo tutta morbosamente, era da troppo che sognavamo questo momento e rimaniamo a contemplarla per minuti interi, non vorremmo mai andar via! Circolar Quay di fronte l'Opera House dove partono tutti i traghetti per la baia offre uno scenario vivace pieno di artisti da strada, venditori ambulanti e impiegati nell'ora di pausa. Noi ci fermiamo a prendere il gelato perché oggi fa caldo, in genere non è caldissima ma da qui seduti possiamo rubare ancora qualche minuto nell'osservazione dell'Opera House. I traghetti verdi e gialli del porto sono forse la forma di trasporto cittadino più piacevole al mondo, andando da un molo all'altro si riesce a visitare gran parte della città. Alle spalle del porto ci incamminiamo verso il quartiere storico di Sydney, "The Rocks" per via delle rocce con da i primi forzati ricavavano i mattoni per costruire gli edifici. Fino a poco tempo fa era una delle zone più malfamate di Sydney in un mosaico di bettole e bordelli dove il rhum era corretto con un succo di tabacco e le bande di teppisti comandavano sui più deboli. Oggi case, pub, ristoranti e bei negozi che vendono arte aborigena e souvenir la fanno da padrona. Siamo da tutt'altra parte, ma con la coda dell'occhio quasi a non farcela scappare io e Mauro ci gustiamo gli ultimi attimi giornalieri dell'Opera House… è affascinante, sembra una bella donna con un vestito elegantissimo per la quale qualsiasi uomo farebbe pazzie. Sydney è traboccante di belle cose: edifici, parchi, musei, gallerie, centri commerciali, l'acquario ecc. È una città che va gustata con molta calma, perfetta per viverci senza contare le belle spiagge fra le quali la fa da padrone la mitica Bondi Beach. Quest'arco di sabbia è l'altra icona di Sydney e direi anche dell'Australia dopo l'Opera House e l'Harbour Bridge. Non c'è dubbio: anche se di primo impatto può deludere Bondi, con la sua spiaggia dorata, il promontorio frastagliato e le belle onde è un simbolo di Sydney. L'attività comincia all'alba, c'è chi fa jogging sul lungomare, ginnastica sulla riva e i surfisti che spadroneggiano con le loro tavole sul tratto di oceano a loro dedicato, dove i bagnini impediscono ai normali bagnanti di andare. I maniaci della tintarella come me e Mauro arrivano presto seguiti da bus carichi di giapponesi che vengono solo a calpestarla e a fotografarla. L'elicottero ogni tanto sorvola il tratto di mare per scorgere qualche squalo: quando si sente la sirena tutti fuori, anche se non è mai capitato da quando siamo qui. Al largo ci sono delle reti a forma di labirinto nelle quali lo squalo si bloccherebbe, capita però che possa oltrepassarla anche se è molto difficile. Il lungomare sfoggia una pittoresca  serie di negozi anni trenta dove si può prendere un semplice gelato, mangiare dello splendido fish and chips o comprarsi un elegantissimo vestito per le sere più mondane. La sera è piacevole camminare a Darling Harbour, la parte più moderna della città, dove la passeggiata è di rigore sia accoppiati che in compagnia come facciamo noi con gli amici Marco, Roberto, Enrico e Alessio, con cui abbiamo stretto una bella amicizia qui a Sydney. Non possiamo non dare un'occhiata alla zona più eterogenea e trasgressiva della città: King Kross. In sostanza è il quartiere a luci rosse pieno di casini, bordelli dove si gira fra ubriachi sboccati, prostitute vistosamente truccate con slogan come "Punta la tua erezione nella mia direzione". Proprietari di bordelli dove si fanno spogliarelli ti invitano dentro ad un prezzaccio: si rifaranno con le bevute. Noi entriamo per curiosità senza pagare ma dopo un'oretta lasciamo il posto pieno di giapponesi e vecchi bavosi che trascorrono il loro tempo davanti alle ragazze immaginando chissà cosa. È senza dubbio l'attrazione meno attraente di Sydney, squallido e personalmente privo di significato. Si dovrebbe vivere davvero qui: c'è troppo da vedere come le Blu Mountain che noi per il momento non riusciamo a visitare ma è la catena che divide la popolosa pianura costiera bordata di spiagge dal famigerato entroterra australiano brullo e piatto. Anche qui l'erosione ha portato via la roccia creando pareti a strapiombo.