22 Novembre, DARWIN (Northern Territory)

Alle cinque ho già fatto barba e doccia, la sveglia è alle 6.00 ma io sono in piedi dalle 4.00, quando un dolore pazzesco mai provato prima con un rumore di zanzara dentro l'orecchio mi fa sobbalzare dal sacco a pelo. Mauro mi butta con l'aiuto della torcia l'acqua di scorta che teniamo dentro per la notte. Sento qualcosa muoversi ma non riesco più a togliere niente, il dolore è pazzesco e aumenta col passare dei secondi mentre sento ravanare in continuazione dentro l'orecchio e sempre più giù. Realizzo, dopo aver svuotato la tenda, che si tratta di piccole formiche di color rosso, ce n’è una fila intera che pasteggia di fianco al mio cuscino dalla parte dove stavo dormendo: mi vengono ancora adesso i brividi a pensarci. Mi faccio tirare un paio di sberloni da Mauro per assicurarmi che le formiche mi vadano giù dove spero muoiano con i liquidi dell'orecchio. Fortunatamente dopo un paio di minuti il dolore si attenua, ma me la sono vista brutta. Mi dispiace ma anche Mauro passerà la notte in bianco, lui che è già vacillante a causa dell'aria condizionata.
Ad ogni modo alle 7.00 partiamo, dopo aver lasciato il campeggio da due ore imbocchiamo una pista che si snoda attraverso territori aperti e boscosi delicatamente illuminati dai raggi del sole mattutino. A una svolta a sinistra del pick up appare un emù che sembra colto di sorpresa. Stranamente non scappa ma, un passo avanti e uno indietro, lentamente s'avvicina. Il divertente incontro dura 4-5 minuti, prima che l'uccello si spaventi e si dilegui tra i cespugli. La pista è piena di buche e crepe, e Rick è costretto a guidare a passo di lumaca, calcolando con precisione la traiettoria delle ruote, il che non impedisce al suo sguardo acuto di scorgere in cima ad un albero un piccolo iguana dalla pelle verde. Io e Mauro ci chiediamo come abbia fatto a vederlo a tale distanza: saranno 20-25 metri. Fosse stato un canguro, ma un piccolo iguana su un piccolo albero... va beh sarà anche il suo lavoro ma questo è mandrake!
La pista attraversa anche numerosi prati nei quali l'orizzonte è dominato da termitai giganteschi simili a cattedrali. A volte spuntano uccelli dai colori dell'arcobaleno che volano in cerca d'insetti, il corpo verde contrasta con il verde e il blu delle ali. Prendiamo un altro sentiero che in un'ora a piedi ci conduce in una splendida gola. Anche se molte delle tracce del vecchio sentiero sono state cancellate da un recente incendio, Rick è sicuro di trovare facilmente la strada. Ci mettiamo in cammino su un letto formato di sabbia e frammenti di rocce rosa. Il percorso è agevole, ma il rapido aumento della temperatura rende indispensabile tenere con se dell'acqua e un cappello a larga tesa. Attraversiamo poi la zona bruciata dalla boscaglia, piccoli e verdi germogli spuntano dal suolo annerito indicando che la vegetazione sta per prendersi la rivincita. Dopo aver passato il letto di un torrente in un guado costituito da grandi massi, emergiamo dagli alberi nella splendida gola deserta. È un vero privilegio averla tutta per noi per qualche ora. Il laghetto a due livelli circondato da scoscese colline color rosso ruggine è impreziosito da una piccola cascata posta all'estremità lontana, e alla sinistra più in basso da una piattaforma rocciosa. Facciamo il bagno, ci rilassiamo al sole, pranziamo abbondantemente (eccetto me), poi nuotiamo ancora. Come lasciare un posto così? Dopo che Mauro fa il suo solito show di tuffi ci dirigiamo verso il famoso sito d'arte rupestre di Nourlange Rock. Nel parco di Kakadu si trova infatti una delle maggiori concentrazioni di arte rupestre al mondo e oggi sono più di 5.000 i siti registrati ma si stima che almeno il doppio attenda ancora di essere scoperto. Le opere coprono un arco di tempo che va da 35.000 anni fa agli anni settanta del novecento, si tratta della creazione artistica di più lunga durata finora nota, che costituisce una sorta di storia enciclopedica della vita degli aborigeni nella regione. L'accesso è veloce per ogni tipo di veicolo e di recente è stata costruita una passerella di legno in parte accessibile a chi è costretto su una sedia a rotelle. Nourlangie Rock: uno strato roccioso di arenaria che ricopre la scarpata di Arnhem Land domina il paesaggio per chilometri. Per avere una visione d'insieme del sito dal punto panoramico di Gunwardewarde ripercorriamo la strada in senso inverso per circa due chilometri. Nourlangie declina  in corrispondenza di un grande masso dal precario equilibrio. Come gli altri elementi del paesaggio anch'esso è parte integrante dei miti aborigeni del Tempio Del Sogno. Proseguiamo nella cosiddetta Galleria Principale. Da una grande sporgenza di una parete spicca una figura che rappresenta Namondjok in persona: un antenato creatore del cielo. Accanto si vede una figura scheletrica bianca, piuttosto comune in quest'arte: è l'uomo fulmine. Al di sotto la moglie anch'ella bianca e scheletrica accompagnata da un seguito di personaggi in abiti elaborati. L'arte aborigena è un modo di raccontare i miti, e le pitture venivano rapidamente ridipinte proprio per rimanere in contatto con l'era della creazione. Solo gli uomini di un certo livello lo potevano fare. Nel viaggio di ritorno ci si ferma a vedere pasteggiare un'enorme coccodrillo in una stazione di ristoro dove si fa anche benzina. Gli buttano del pesce ma lui rimane con la bocca aperta e non ne vuole saper di mangiare: non è che aspetta uno di noi? L'ultimo ad andar via è Mauro che vorrebbe immortalarlo con una foto nel momento del pasto. Siamo quasi a Darwin e ci fermiamo in  un posto dove gli aborigeni dipingono le loro magnifiche tele. Dopo che qualcuno ha fatto acquisti ci avviamo verso Darwin, dove ci saluteremo dopo cena. Finalmente abbiamo concluso il tour de force che durava da 15 giorni e siamo a pezzi. Ora ci riposeremo qualche giorno qui a Darwin. Io sto ancora male, è mezzanotte e il termometro della città segna 30 gradi. Io e Mauro dopo l'ennesima doccia  e un tuffo in piscina andiamo a letto, questa volta senza nessuno che ci sveglierà all'alba!