16 Novembre, ALICE SPRINGS (Northern Territory)
Di notte nel deserto anche chi non è appassionato di astronomia non può
restare indifferente al cielo, con le sue migliaia di stelle che lo illuminano
quasi totalmente. Con le stelle siamo andati a letto e che con le stelle ci
svegliamo: sono le 4.30 e dopo aver fatto colazione ci avviamo verso la meta di
oggi. Kata Tjuta (o The Olgas) è un'altro monolito non distante
da Ayers Rock. A metà strada ci fermiamo in un allevamento di cammelli. Ci sono
diversi metodi più o meno avventurosi per visitare il deserto nel cuore
dell'Australia: dall'elicottero al pallone aerostatico, dal fuoristrada al
cavallo, o alla mountain bike.
Ma il più avvincente è senz'altro a dorso di un
cammello. "Guidare" un cammello è facile e gli animali non sono per
niente aggressivi come si dice, bisogna esser preparati però a soffrire il mal
di gambe e qualche vescica. Io e Mauro facciamo un giretto prima di proseguire
il viaggio approfittando della sosta. Il giro è veloce e facciamo la gara con
un'altro gruppo di turisti: abbiamo la meglio nel rush finale sul cammello degli
inglesi. Ci facciamo fare una bella foto da un giapponese più basso del solito
e dopo che Mauro si mette a 3cm dal muso del cammello a fare le stesse sue facce
e ad imitarlo come "Giovanni" del trio famoso saliamo per ultimi sul
bus e proseguiamo.
Arrivati a Kata Tjuta ci prepariamo con la solita
scorta d'acqua, cappello con rete antimosche e l'immancabile crema solare 30+.
Qui col sole non si scherza. In Australia c'è la più grande percentuale di
tumori alla pelle del mondo causati dal sole, a causa del buco dell'ozono che
non filtra i raggi del sole come invece avviene nel resto del mondo. Qui tutti
la usano, è impensabile non farlo, e anche in televisione è un susseguirsi di
reclame. Kata Tjuta, che significa "molte teste", è un monolite di
conglomerato che un tempo avrebbe fatto sembrare piccolo Ayers Rock ma che nel
corso di millenni si è corroso e diviso in 36 blocchi separati. La maggior
parte di Kata Tjuta è chiuso, ma si possono fare comunque delle belle camminate
fra cui l'anello di 7 km della valle dei venti. Qui si capisce bene come l'arte
aborigena sia stata ispirata dai molti colori del deserto. Il verde e giallo di
piante e fiori, il marrone scuro dell'acacia e il rosso ocra delle rocce. Il
caldo ti toglie l'appetito ma a pranzo mangiamo ugualmente insalata e riso
freddo. La temperatura sta salendo molto velocemente per cui ripartiamo per Alice.
Io sono davanti con Mark e passo più della metà del tempo a parlare con lui (5
ore) mentre tutti dietro dormono stanchi ed esausti per i 3 giorni di tour.
Direi che più che a parlare passo il viaggio a consolarlo, dato che alla fine
conteremo 8 iguana e 2 serpenti investiti e solo uno se ne salverà. Le guide
hanno un rispetto incredibile per la flora e la fauna: è come se
curassero il loro giardino di casa ogni momento. Tutto deve rimanere al proprio
posto: piante, fiori, sassi, terra. Non si può rovinare o prendere niente, e
quando qualcuno per sbadataggine e routine s'azzarda a buttare il mozzicone di
sigaretta in pieno deserto lui con il suo sacchettino sempre a portata di mano
lo raccoglie senza neanche arabbiarsi. Ma non dimenticherò mai la sua
espressione di grande tristezza ogni qualvolta investiva un'animale. La sera ci
troviamo tutti al pub della città per salutarci, ancora una volta ognuno prenderà
la propria strada. Non troppo tardi rincasiamo, domani partiremo con un'altro
tour di 3 giorni che ci porterà nell'estremo Nord dell'Australia: il famigerato
Top End.