12-13 Novembre, ALICE SPRINGS (Northern Territory)
Se chiedete agli australiani a cosa associano il termine Australia
Meridionale dopo il vino vi diranno sicuramente il Festival di Adelaide. La città
è deliziosa, e dovrebbe essere gustata lentamente. Purtroppo al pomeriggio
abbiamo il treno per Alice Spring e dobbiamo fare un po' più in fretta. Si può
andare dappertutto in Australia ma durante il Festival che si tiene
esclusivamente negli anni pari nessun'altra città australiana regge il
paragone. Eccoci all'Adelaide Festival Center, che ospita i principali eventi
della nazione, ha un'acustica migliore dell'Opera House di Sydney e gli
assomiglia con la sua pianta quadrata tagliata da vele. Mentre teniamo d'occhio
l'orario, abbiamo un problema con la cassiera della banca: non vuole cambiare i travellers
cheques a Mauro in assenza della firma sul passaporto che poteva fare in
cinque secondi. S'insospettisce, chiama il direttore, fa qualche telefonata a chissà
chi e infine ci dice che dobbiamo andare in sede centrale a verificare la firma.
Le dico che abbiamo già effettuato l'operazione altre volte senza problemi. Il
direttore non ne ha voluto sapere, neanche dopo avergli detto che appena uscito
dalla porta sarei andato nella banca di fronte e avrei eseguito il cambio senza
problemi. Con il treno che partiva e con tutte le cose che dovevamo fare,
figuriamoci se saremmo andati in sede centrale. Allora per dimostrargli che
avevamo ragione dopo che Mauro gli fa la firma davanti agli occhi e dopo aver
salutato educatamente ci catapultiamo nella banca di fronte, dove abbiamo fatto
l'operazione in pochi minuti sotto i loro occhi. Proseguiamo il nostro giro per
la città passando per la via centrale, sempre frequentata da suonatori
ambulanti. Nel centro città si allarga Victoria Square che vanta magnifici
giardini, un'incantevole fontana e una statua della regina Vittoria.
Di fianco
il mercato centrale: senza dubbio uno dei più pittoreschi d'Australia. Mauro si
ferma per prendere il solito frullato di carote che lo fa letteralmente
impazzire, dopodiché ci dedichiamo a internet sorseggiando uno schifosissimo tè
che qui servono solo col latte: il limone non sano neanche cosa sia. Adelaide
come Melbourne ha la fortuna di avere il fiume e il mare, e anche con la
fastidiosissima pioggia che ci stressa da stamattina i più facinorosi corrono
sulle sponde del fiume in canottiera, mentre io e Mauro rabbrividiamo con il
maglione. Purtroppo dobbiamo andare in stazione e non riusciamo a vedere le
bianche spiagge sabbiose bagnate dalle acque agitate dell'oceano del Sud.
Salutiamo Ilie, un israeliano di Tela Viv che ci ha offerto tantissime cose a
poche ore dalla nostra conoscenza, tra cui una cena e un invitante passaggio in
macchina ad Alice Spring, che non avremmo certo rifiutato se non avessimo già
prenotato il treno. Scambio di email, stretta di mano e via verso la stazione
con un tassista che parla siciliano meglio di un palermitano. Siamo sul mitico
"The Ghan" il treno che ci porterà in venti ore ad Alice Spring: è
famosissimo ed è un'istituzione per tutta l'Australia. Prese il nome dai cammellieri
afgani che fecero da pionieri del trasporto da queste parti. Il treno è confortissimo
e dotato oltre che di televisione ed ottimi sedili anche di una magnifica
doccia. Il The Ghan offre uno spettacolo di panorami incredibile nel
cuore dell'Australia: il grande outback.
Il treno va lentissimo in quanto le
rotaie non sono rialzate ma attaccate a terra, ma è di grande spessore visivo.
Da qui ci si può veramente rendere conto della vastità di questo paese. Qui le
nuvole sono attaccate a terra: sembra un tutt'uno. Il panorama vale il biglietto
anche se in realtà noi l'abbiamo pagato la metà, avendo acquistato una tessera
a Melbourne da trenta dollari che permette fortissimi sconti su un sacco di cose,
come per esempio l'acquario, la torre di rialto, ecc ecc. La mattina arriviamo
ad Alice Spring e i primi aborigeni sporchi con i loro grandi nasi ci osservano
in maniera subdola. Nel pomeriggio, dopo aver lavato dei vestiti alla lavanderia
dell'ostello e tentato di stirarli con esito negativo mi sono gettato a
capofitto nella via principale a fare i primi acquisti. Riesco a strappare con un
bello sconto sul carattere timido e introverso della proprietaria due splendidi didgeridoo,
classico strumento aborigeno per danze religiose. La sera ceniamo con parte del
gruppo con cui abbiamo trascorso i tre giorni sulla Great Ocean Road, che
ritroviamo ad Alice, come viene chiamata qui. In serata ci si saluta perché
l'indomani comincia il secondo tour che ci porterà nel deserto.